(di Bernardo Pasquali). Il Futurismo, il movimento d’avanguardia che rivoluzionò il pensiero agli inizi del Novecento, ha plasmato le varie forme di cucina contemporanea. Ce lo spiega molto bene Raffaella Aschieri nella sua ultima opera letteraria, Almanacco Cucina Italiana Si Mangia e si Beve Futurista lo devono sapere tutti. Raffaella ha una storia futurista genealogica, essendo la nipote del genio futurista poliedrico degli anni Trenta il veronese Bruno Aschieri (Verona 1906 – Cagliari 1991). Raffaella, si è ispirata all’opera di Enzo Benedetto (Reggio Calabria 1905 – Roma 1993), che pubblicò l’Almanacco Futurista 1978 dove raccontava appunto la storia del Futurismo con una impostazione per niente prosaica.
“La cucina contemporanea – scrive Raffaella Aschieri nella sua presentazione – è di matrice futurista in tutte le declinazioni: dai menù per la ristorazione stellata a quelli per la paninoteca e i pasti veloci, dalle formule per gli aperitivi nei bar a quelle per gli schemi dietetici legati al dimagrimento e benessere psicofisico, fino ai menù di ultima generazione che mirano a una innovazione continua, sostenuti dai temi cruciali del nuovo millennio: la sostenibilità ambientale per tutelare la salute umana e del pianeta”.
Da Marinetti a Bottura, la cucina diventa provocazione artistica, sperimentale di ricerca
La nascita di questa enorme e grande rivoluzione culturale è avvenuta grazie al genio creativo di Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto 1876 – Bellagio 1944), poeta e scrittore Accademico d’Italia, che fece pubblicare il primo manifesto futurista a Parigi sul quotidiano Le Figaro nel 1909, a cui seguirono decine di manifesti redatti dal fondatore e da molti altri artisti che hanno fatto la storia della cultura del ’900 e oltre.
Con il Futurismo si passa da un concetto di cucina tradizionale secondo i primi scritti di Pellegrino Artusi, all’azione dirompente di Delia Pavoni Notari, fondatrice nel 1929 della rivista La Cucina Italiana, che, per la prima volta dà voce alla borghesia femminile, con ricettari visionari che guardano al mondo e introducono i principi Futuristi espressi dal Marinetti. Quest’ultimo, nel 1932, scriveva con il suo solito stile sferzante e vibrante: “Questa nostra cucina Futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità, sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa: essa invece vuole finalmente creare un’armonia tra il palato degli uomini e la loro vita di oggi e di domani“.

Dal carneplastico alle creazioni iconiche dei grandi chef contemporanei
Una delle qualità dirimenti dei grandi chef contemporanei è la loro capacità di presentare piatti pensati, creati e strutturati per essere delle vere e proprie opere d’arte. Concetto questo che prende origine dalle visioni futuristiche dei primi piatti creativi come ad esempio il Carneoplastico, una vera. propria interpretazione sintetica degli orti, dei giardini e dei pascoli d’Italia. Un cilindro disposto verticalmente nel centro del piatto, incoronato con uno spessore di miele, sostenuto alla base da un anello di salsiccia che poggia su tre sfere dorate di carne e pollo.
Come afferma Alessandra Guigoni, antropologa culturale, specializzata in storia e cultura dell’alimentazione,
“Oggi la gastronomia sperimenta, provoca, teatralizza:
– il piatto si mangia prima con gli occhi (Marchesi,Bottura);
– la food experience è multisensoriale e immersiva;
– le cucine professionali sono laboratori ad alta tecnologia (abbattitori, sifoni, distillatori a ultrasuoni, fermentatori, liofilizzatori, stampanti 3D, griglie infrarossi, teppanyaki, robot multifunzione);
– l’innovazione prevale sulla borghesia culinaria del passato (Blumenthal);
– gli abbinamenti diventano arditi, inusuali (Redzepi e la New Nordic Cuisine);
– la polibibita futurista rinasce come cocktail creativo, spesso senza alcool, in linea con la recente diffusione dei virgin drinks.
Nel fine dining si va come a teatro: per stupirsi, emozionarsi, lasciarsi guidare, vivere un’esperienza trasformativa. Lì il Futurismo, finalmente, ha trovato la sua casa“.

L’Almanacco di Raffaella Aschieri svela che la cucina contemporanea non ha inventato nulla
Non si può certo dire che il Futurismo è la madre dell’enogastronomia attuale ma è certo che moltissime delle azioni gastronomiche e dei prodotti di oggi e del nostro futuro, hanno avuto inizio con la rivoluzione futurista. Lo si evince da prodotti come ad esempio il TRAIDUE, l’atesignano del moderno tramezzino (il nome Tramezzo glielo diede il Poeta Gabriele d’Annunzio e nel 1936 La Cucina Italiana, pubblicò la prima ricetta ufficiale).
Traidue (formula dell’aeropittore futurista Fillìa),
Due fette rettangolari di pane: una spalmata
di pasta d’acciughe, l’altra di pasta di mele tri-
tate. Tra le due fette di pane: salame cotto.
Rimanendo in tema di Futurismo contemporaneo, un altro prodotto che oggi sta rivoluzionando il mondo by night è sicuramente la Mixology. Termine quest’ultimo che ormai è entrato di diritto nella vulgata quotidiana, non solo dei boomers ma anche nella generazione Z… In modo particolare, il mondo dell’aperitivo, si è creato spazi che, soprattutto in Italia, pur partendo da tradizione secolare, con il Futurismo trova un’accentuazione della creatività ed espressività produttiva. Innanzitutto, nel loro stile concettuale letterario, non si tolleravano parole straniere, per cui, l’aperitivo o cocktail veniva chiamato POLIBIBITA, un termine che adesso fa sorridere.
Se pensiamo però ai primi anni del Novecento, era rivoluzionario e, per questo motivo, molto deriso e contrastato dai più importanti locali di moda dell’epoca. Solo dove il concetto futurista stava riuscendo a penetrare le menti delle avanguardie, si proponevano diverse Polibibite. Eccone una, forse una delle prime, si chiamava Giostra d’Alcool.
Giostra d’alcool
(polibibita dell’aeropittore futurista Prampolini)
2/4 di vino barbera
1/4 di cedrata
1/4 di bitter Campari
Nel liquido vengono immersi, infilati in uno stecchino,
un quadrato di formaggio e un quadrato di cioccolata.
Terminiamo con pizza…decisamente futurista.
Raffaella Aschieri si sofferma sul rapporto dei futuristi tra alcune tipologie di piatti iconici e l’ideale di avanguardia che ne permeava gli animi. “Se i futuristi ritenevano che la pastasciutta fosse un crimine contro la salute, non avevano la stessa idea per la pizza. La pizza napoletana può essere dunque letta in chiave futurista: il fuoco del vulcano o del forno – la trasforma e la rende viva, incarnando perfettamente l’energia, la forza e il dinamismo propri dell’estetica futurista.
Nelle arti visive si segnala un dipinto del poliedrico futurista Francesco Cangiullo, intitolato Pulcipizza, in cui è raffigurato Pulcinella nell’atto di infornare una pizza, con la pala del pizzaiolo, direttamente sul cono del Vesuvio. L’opera, appartenente a una collezione privata, non è attualmente consultabile: la notizia è stata riportata dal bibliografo Domenico Cammarota. Questo episodio costituisce un’ulteriore testimonianza di quanto i futuristi apprezzassero – anche simbolicamente – questo gustoso alimento.
Il libro Almanacco di Raffaella Aschieri si può comprare a questo indirizzo:
https://www.denicolaeditore.it/prodotto/almanacco-cucina-italiana/





















