(di Bernardo Pasquali). Il 2026 sarà ricordato come l’anno della grande rivincita per le ciliegie italiane. Dopo due stagioni segnate da gelate, piogge e raccolti scarsi, il comparto cerasicolo torna a respirare, con una produzione abbondante che ha ribaltato gli equilibri di prezzo su tutta la filiera. Ma dietro i numeri nazionali si nasconde una storia ancora più interessante, quella della provincia di Verona, prima in Veneto e terza in Italia per produzione di ciliegie, dove il 2026 si è trasformato anche in un caso di attualità legato al giusto prezzo per i produttori.
Il quadro nazionale: la produzione delle ciliegie premia i consumatori
Dopo un 2025 difficile, con prezzi al dettaglio vicini ai 10 euro al chilo per la scarsa disponibilità di prodotto, la stagione 2026 ha invertito la rotta. Il clima favorevole ha sostenuto i raccolti in gran parte del Paese, facendo crollare le quotazioni all’ingrosso: già a metà maggio i listini erano scesi del 26,2% in una sola settimana, con la varietà Bigarreau tra 4 e 5 euro al chilo per le pezzature minori.
A fine giugno il trend si è confermato: i prezzi all’ingrosso italiani sono scesi fino a 2 euro al chilo per il prodotto di calibro piccolo, contro i 5-10 euro della stagione precedente. Un’annata che, a livello europeo, si inserisce in un contesto di produzione abbondante, sostenuta anche dalla ripresa italiana e da un buon raccolto spagnolo, entrato sul mercato con circa tre settimane di anticipo rispetto al 2025.
Non tutte le regioni italiane, però, hanno vissuto la stessa stagione: in Puglia la varietà precoce Bigarreau ha subito una perdita stimata del 60% del raccolto, mentre la Ferrovia ha beneficiato di rese sopra la media, pur scontando la forte concorrenza di Grecia e Turchia.

Il paradosso dei consumi: meno persone comprano, ma spendono di più
Un dato interessante emerge dall’analisi dei consumi domestici italiani riferita al 2025: nonostante l’aumento dei prezzi (dal 6,51 al 7,86 euro al chilo, +20,8%), la penetrazione della ciliegia tra i consumatori è scesa dal 35,5% al 33,4%. Chi però continua ad acquistarla lo fa con maggiore intensità, aumentando sia il volume per acquirente (+2,7%) sia la frequenza di acquisto (+5,3%). Un segnale che la ciliegia si conferma un frutto ad alto valore percepito, capace di fidelizzare nonostante il prezzo.
Verona, la provincia della “perla rossa”
Se c’è un territorio che nel 2026 ha acceso i riflettori sul mondo delle ciliegie, è proprio Verona. La provincia scaligera detiene il primato regionale assoluto, con 1.272 ettari coltivati a ciliegio, pari a circa il 75% dell’intera superficie veneta destinata a questa coltura. Un patrimonio agricolo che affonda le radici in epoca paleoveneta e che oggi si concentra soprattutto nei distretti cerasicoli di Negrar, Montecchia di Crosara e Illasi, oltre alla storica area della Valpolicella, dove nacque nel 1967 la Cooperativa Cerasicoltori.
La varietà simbolo resta la Mora (o Durone) di Verona, dalla buccia rosso scuro brillante e dalla polpa succosa, insieme a Duroni, Giorgia e Ferrovia. Secondo la media dell’ultimo quinquennio, la produzione veronese di ciliegie si attesta su circa 152 mila tonnellate, generando un valore stimato di quasi 30 milioni di euro annuali, con il 98% del raccolto destinato al consumo fresco.

Il caso Coldiretti: quando il mercato non premia chi produce
Nel giugno 2026 il mercato veronese è finito sotto i riflettori per un motivo meno positivo. Coldiretti Verona ha denunciato una forte distorsione lungo la filiera: a fronte di una media di 3 euro al chilo riconosciuta ai cerasicoltori, sugli scaffali della grande distribuzione si trovavano confezioni vendute fino a 13,30 euro al chilo, con un ricarico che supera il 280%.
Per contrastare questa dinamica, quest’anno il listino ufficiale di Veronamercato ha introdotto per la prima volta una doppia dicitura, su richiesta della stessa Coldiretti: la denominazione “Ciliegia”, che identifica il prodotto premium delle Colline Veronesi con quotazioni tra 3 e 3,50 euro al chilo, e la dicitura generica “Ciliegie”, assestata invece tra 2,50 e 3,50 euro al chilo, ben lontana dai picchi di 5 euro registrati l’anno precedente. Una scelta che punta a valorizzare economicamente l’origine e la tracciabilità del prodotto locale rispetto alle produzioni indistinte.
Il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini, non usa mezzi termini nel definire “incomprensibile e inaccettabile” la differenza tra il valore riconosciuto in campagna e quello praticato al consumatore finale. Non a caso, chi si è organizzato per la vendita diretta in azienda o nei mercati contadini viene premiato con lunghe file di acquirenti disposti a pagare intorno ai 5 euro al chilo, a riprova di quanto la filiera corta continui a garantire maggiore equità economica.
Verso l’IGP: le ciliegie un futuro da proteggere
Il 2026 è anche l’anno decisivo per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta alla “Ciliegia delle Colline Veronesi”, un percorso ormai alle battute finali che coinvolge 54 comuni dell’arco collinare scaligero. L’obiettivo è blindare l’identità delle ciliegie sul mercato, distinguendolo nettamente dalle produzioni di massa e garantendo ai circa 1.800 produttori del territorio, per lo più piccole aziende familiari, un riconoscimento commerciale adeguato al valore reale del loro lavoro.
Il tradizionale concorso “Ciliegia delle Colline Veronesi”, che ogni anno premia una ventina di aziende agricole nelle categorie Duroni, More di Verona e varietà miste, resta anche nel 2026 la vetrina più significativa per raccontare questa eccellenza, in un momento in cui la qualità e la tracciabilità diventano leve sempre più decisive per competere su un mercato nazionale ed europeo in costante evoluzione.
Il mercato delle ciliegie in sintesi
Il 2026 conferma le ciliegie come un frutto capace di raccontare, in poche settimane di raccolta, le contraddizioni e le opportunità dell’intera filiera agroalimentare italiana: da un lato prezzi finalmente accessibili per i consumatori, grazie a un’annata produttiva generosa; dall’altro la battaglia, ancora aperta, per garantire ai produttori un compenso equo. Verona, con il suo primato regionale e la corsa all’IGP, si conferma protagonista assoluta di questa storia, dimostrando come territorio, qualità e identità possano ancora fare la differenza in un mercato sempre più competitivo.






















