(di Donatella Dal Maso). Tra i nomi che meglio rappresentano l’alta cucina sul Lago di Garda, Leandro Luppi occupa un posto del tutto particolare. Classe 1957, di origine altoatesina, è chef-patron del ristorante Vecchia Malcesine, una stella Michelin, a Malcesine (Verona). Pittore nel tempo libero, pescatore a mosca per passione, Leandro Luppi ha costruito negli anni un’identità gastronomica unica, in cui la cucina di lago incontra l’arte e il gioco delle illusioni visive.

Lo abbiamo intervistato nella splendida sala con vista lago del suo ristorante, dopo aver assaggiato, in questa primavera 2026, alcune delle sue ultime creazioni: il Salmerino e uovo al fumo, la Cernia con salsa olandese e la storica Carbonara di lago.

Da Bolzano al Lago di Garda: la storia di Leandro Luppi e della Vecchia Malcesine

Prima di entrare nel vivo dell’intervista, vale la pena ricordare il percorso che ha portato Leandro Luppi a diventare uno degli chef di riferimento del Garda veronese. Tutto inizia nel 1987 a Bolzano, città in cui lo chef apre il suo primo ristorante. Nel 1991 il trasferimento sul Lago di Garda, prima a Tenno, poi definitivamente a Malcesine nel 1998, dove nasce il ristorante Vecchia Malcesine, in un angolo di paese dove l’acqua del lago incontra le pendici del Monte Baldo.

Il riconoscimento più importante arriva nel 2004, quando la Vecchia Malcesine ottiene la Stella Michelin, premio che lo chef conserva ininterrottamente da oltre vent’anni. Da allora, il ristorante si è imposto come una delle tappe gourmet imperdibili per chi visita il Lago di Garda, grazie a una cucina che valorizza il pescato lacustre — spesso specie considerate “minori” — restituendogli dignità e centralità nel piatto.

L’intervista a Leandro Luppi

Da quanto tempo hai ottenuto la Stella Michelin alla Vecchia Malcesine?

“All’inizio avevo aperto il mio primo ristorante nel 1987 a Bolzano e poi nel 1991 siamo venuti sul lago di Garda trasferendoci prima a Tenno e poi a Malcesine nel 1998. Così nel 2004 è stata una bella soddisfazione ricevere la Stella Michelin!”

È vero che ti piace così tanto uscire a pescare?

“Sì mi piace molto rilassarmi. Adopero volentieri la pesca alla mosca perché posso rilasciare il pesce dopo averlo catturato. L’utilizzo di ami privi di artigli facilita questa pratica e non provoco danni particolari all’animale. In questo modo il pescare sul fiume è proprio un grande momento di scarico.”

La passione per il fly fishing non è un dettaglio biografico marginale: è parte integrante del rapporto che Leandro Luppi ha con il territorio e con il lago, lo stesso che poi racconta nei suoi piatti attraverso il pesce d’acqua dolce.

A Leandro Luppi piace anche molto disegnare?

“Sì, ogni tanto dipingo, naturalmente quando ho un po’ di tempo. Questo mi rilassa e mi soddisfa.”

A proposito di pittura… la vista dal ristorante sembra lo specchio del lago: piace molto il panorama ai tuoi clienti?

“Il ristorante brilla per la sua bellezza. Qui al tramonto si può godere di una vista mozzafiato e sulla terrazza pare essere sospesi sull’acqua trasparente.”

La sala della Vecchia Malcesine, con le sue ampie vetrate affacciate sul lago, è da sempre uno degli elementi distintivi dell’esperienza: cenare qui significa vivere un’atmosfera in cui il paesaggio diventa parte della proposta gastronomica, non semplice cornice.

I vostri clienti sono più italiani o stranieri?

“Abbiamo veramente di tutto. Più che altro i tedeschi che ovviamente sono il numero più alto, basta pensare che in tutto il lago si contano 10 milioni di turisti. Per noi negli ultimi anni abbiamo incrementato il numero degli americani e quest’anno stanno arrivando molti brasiliani ed asiatici.”

È vero che le persone da te sono curiose e soddisfatte da una cena “diversa dal solito”?

“Sì io cerco sempre di avere un piccolo feedback dalle persone, perché per me è importante far star bene la clientela, soprattutto per quelle due o tre ore che stanno con noi. Non è solamente il mangiare bene ma anche quello di metterli a proprio agio. Abbiamo un servizio friendly in cui puoi goderti il tuo momento a cena. La gente è molto interessata a ciò che abbiamo cucinato, particolarmente ai piatti nuovi e diversi che non hanno mai provato.”

Quante volte sostituisci il menù?

“Mi piace cambiare il cibo ogni stagione ma ogni anno mantengo dei piatti storici. Mi piace offrire dei pesci meno conosciuti, talvolta meno prestigiosi, dando loro un valore importante. Inoltre il menù lo prepariamo durante l’inverno, i piatti vengono provati e quelli che soddisfino il nostro gusto li proponiamo durante il periodo estivo.”

Questo approccio racconta bene la filosofia di cucina di Leandro Luppi: un lavoro di ricerca lento, fatto in laboratorio durante i mesi invernali, che porta poi sulla tavola piatti pensati per valorizzare specie ittiche di lago spesso trascurate, accanto a grandi classici che il pubblico non vuole rinunciare a ritrovare ogni anno.

È vero che i tuoi piatti sono particolari come aspetto? Tu conosci René Magritte, il pittore?

“Un suo quadro è l’inganno delle immagini ‘Ceci n’est pas une pipe’ e questa cosa mi è sempre piaciuta. Così io posso preparare dei piatti che sembrano una cosa nella forma e nel colore ma invece si tratta di qualcos’altro.”

Ed è proprio questo il filo che lega la sua cucina alla sua passione per la pittura astratta: i piatti di Leandro Luppi giocano con la percezione visiva del commensale, proprio come fanno certe opere d’arte. Non è un caso che durante la cena assaggiata in questa primavera 2026, portate come il Salmerino e uovo al fumo o la Carbonara di lago — quest’ultima realizzata non con guanciale ma con pesce di lago — abbiano sorpreso visivamente prima ancora che al palato.

A chi fai assaggiare i tuoi piatti nel periodo invernale?

“A volte sono i miei collaboratori a provarli perché cerchiamo di mettere a punto le nostre preparazioni. A volte chiamo qualche amico perché ho alcuni dubbi e desidero un’opinione di cui mi fido. È importante che loro le assaggino e dopo mi dicano cosa ne pensano, così posso effettuare dei piccoli cambiamenti sulla riuscita di questi piatti.”

Il tuo peggior difetto?

“Sono un arrogante ma un arrogante intelligente.”

Il tuo miglior pregio?

“È sempre la mia arroganza. Io però ci gioco e mi diverto. Tra virgolette cerco sempre di buttarla un po’ sul ridere. In fondo credo di avere proprio una simpatica superbia.”

Vecchia Malcesine: una cucina che racconta il lago di Garda

Al di là dell’aneddotica personale, quello che rende la Vecchia Malcesine una meta imperdibile per chi visita il Garda è il legame profondissimo tra la cucina di Leandro Luppi e il territorio gardesano. Lo chef è stato tra i primi, nel panorama italiano, a puntare con decisione sul pesce d’acqua dolce — trota, salmerino, lavarello, coregone, anguilla — in un’epoca in cui questi prodotti venivano relegati alla trattoria di paese e raramente trovavano spazio nell’alta ristorazione.

Da questa visione nasce anche Fish & Chef, manifestazione dedicata al pescato di lago che Leandro Luppi organizza ormai da molti anni, contribuendo a far conoscere e valorizzare la biodiversità ittica del Garda anche fuori dai confini regionali.

La sala del ristorante, arredata personalmente dallo chef con quadri, vetri di Murano e oggetti di design recuperati, è lo spazio in cui tutto questo prende forma: un ambiente che mescola gusto artistico ed eleganza informale, proprio come i piatti che ne escono — visivamente sorprendenti, spesso ironici, sempre legati a doppio filo all’acqua del Garda che si vede scorrere oltre le vetrate.

Perché visitare il ristorante di Leandro Luppi a Malcesine

Cenare alla Vecchia Malcesine da Leandro Luppi significa vivere un’esperienza: è un percorso che mescola tecnica, gioco visivo e racconto del territorio, in un luogo dove il panorama sul Lago di Garda diventa parte integrante della serata. Per chi è già stato ospite di Leandro Luppi, e per chi sogna di prenotare un tavolo nella sua sala con vista lago, conoscere la storia, le passioni e la filosofia di questo chef-patron aiuta a comprendere meglio cosa rende unica la sua cucina: un equilibrio personalissimo tra tradizione gardesana, ricerca costante e una buona dose di quella “simpatica superbia” che lui stesso rivendica con orgoglio.