(di Bernardo Pasquali). Il Veneto chiude il 2025 con un dato che pochi si aspettavano: la produzione agricola regionale sfonda quota 8,5 miliardi di euro, segnando un +7,4% sull’anno precedente. Un risultato che conferma il Veneto tra le regioni trainanti dell’agroalimentare italiano, ma che nasconde luci e ombre profonde tra i diversi comparti. Ecco i dati chiave per capire come si sta muovendo davvero l’agricoltura veneta sui mercati nazionali e internazionali.

1. Il Veneto vola a 8,5 miliardi, ma è il prezzo a fare la differenza

La produzione lorda agricola veneta raggiunge 8,52 miliardi di euro, con una crescita trainata soprattutto dai prezzi (+5,1%) più che dai volumi (+2,2%). Il valore aggiunto sale addirittura del 13,4%, arrivando a 4,46 miliardi di euro. Le coltivazioni agricole valgono 4,17 miliardi (+5,2%), gli allevamenti 3,2 miliardi (+12,4%). Segno che in Veneto il 2025 è stato più un’annata di quotazioni favorevoli che di raccolti eccezionali.

2. Zootecnia veneta: la vera sorpresa del 2025

Il comparto degli allevamenti è il vero protagonista dell’anno, con un +12,4% di valore quasi interamente dovuto all’aumento dei prezzi (+12,5%), a fronte di quantità stabili. Il bovino da carne segna un +19,7% di valore della produzione, le uova +15,8%, il pollame +13,1%. Il Veneto si conferma prima regione italiana per la carne avicola, con circa il 30% della produzione nazionale, e leader assoluto nel comparto cunicolo con il 40% dei capi macellati in Italia.

3. Vino veneto: la leadership tiene anche quando il mercato rallenta

Il 2025 è un’ottima annata per la vitivinicoltura veneta: vendemmia sopra i 14,7 milioni di quintali di uva (+6,8%) e produzione di vino stimata a 11,4 milioni di ettolitri (+7,0%). I vini DOC restano il cuore del comparto con il 72% della produzione regionale, trainati da Prosecco e Pinot Grigio. Certo, le esportazioni di vino veneto calano per la prima volta dopo anni di crescita continua, fermandosi a 2,9 miliardi di euro (-1,2%). Ma è un calo molto più contenuto di quello nazionale (-3,7%): il Veneto continua a difendere la propria leadership sui mercati internazionali meglio del resto d’Italia.

4. Il paradosso di una bilancia commerciale veneta che va in rosso

Non tutto brilla sul fronte estero. Il saldo commerciale agroalimentare veneto chiude il 2025 in negativo per 423 milioni di euro, perché le importazioni (10,8 miliardi, +12,5%) crescono più delle esportazioni (10,5 miliardi, +4,8%). L’Europa resta il mercato di riferimento assoluto, con il 90% dell’import e l’81% dell’export regionale. Un segnale da monitorare: il Veneto esporta bene, ma importa ancora meglio.

5. Meno imprese, più occupati indipendenti

Le imprese agricole attive scendono a 56.553 unità (-2,1%), in linea con il calo generale delle imprese regionali. Ma dentro il dato ci sono dinamiche opposte: crescono le società di capitali (+3,6%) e quelle di persone (+1,4%), calano le ditte individuali (-3,1%), che restano comunque il 77% del totale. Sul fronte occupazionale, il Veneto cresce più della media nazionale (+5,3% contro +1,8% Italia), grazie soprattutto al boom degli indipendenti (+14,2%). Il bilancio tra assunzioni e cessazioni, però, resta negativo per 660 posti.

6. Frutta in calo, ortaggi in ripresa, radicchio protagonista

Il comparto frutticolo continua a soffrire: la produzione complessiva scende a 379 mila tonnellate (-9,9%), con cali pesanti su melo e olivo, mentre l’actinidia (kiwi) va controcorrente con un +30,7%. Meglio l’orticolo, che recupera volumi (+14,1%) restando stabile in valore (964 milioni di euro). Il radicchio veneto vola a 80,6 mila tonnellate (+48,9%), grazie a rese in forte crescita. Bene anche il pomodoro da industria (+41%) e la lattuga (+11,4%).

7. Pesca veneta in difficoltà tra mucillagine e granchio blu

Il comparto ittico regionale vale circa 180 milioni di euro (+1,7%), ma l’acquacoltura veneta è in forte sofferenza: mucillagine e granchio blu hanno causato in un solo anno la perdita del 23,8% delle imprese e del 18,4% degli occupati del settore. Le vongole restano ferme, con le draghe idrauliche rimaste in porto tutto l’anno.