(di Bernardo Pasquali). Il terzo mandato di Presidente dei Vini dell’Alto Adige, Andreas Kofler, sembra essere stata una formalità. I soci del Consorzio Vini dell’Alto Adige, stanno apprezzando il grande lavoro svolto dall'”enfant prodige” del vino alto atesino, eletto dalla rivista Fortune nel 2022 tra i 40 Under 40 Wine Industry Leader italiani più influenti. Oltre alla presidenza del Consorzio, il suo punto di osservazione cruciale sul mondo del vino è, senz’altro, il suo incarico di Direttore della Cantina di Kurtatsch – Cortaccia, una delle più rappresentative della regione.
Sono molteplici i fattori che hanno giustificato la fiducia ottenuta per l’ennesima volta dai 181 soci del consorzio. Una su tutte il grande dinamismo e la capacità di reagire efficacemente contro le avversità (il primo mandato di Kofler parte in era Covid) e quindi errore l’uomo giusto per traghettare i vini dell’Alto Adige anche in questo momento storico di grande trasformazione e instabilità. Sicuramente il lavoro svolto per assicurare una nuova casa del vino per tutti gli addetti ai lavori nel bellissimo Castel Mareccio a Bolzano e, infine, il cambio del disciplinare, la valorizzazione delle UGA e il protagonismo su nuovi mercati internazionali.
La forte identità del brand Alto Adige contiene i fenomeni di crisi
E’ un dato di fatto che il mandato di Andreas Kofler, continua in un clima di forte scetticismo e di particolare incertezza su quelli che saranno gli spostamenti di mercato di un prodotto agroalimentare che, fino a poco tempo fa, era il traino dell’agroalimentare italiano.
“I vini della nostra regione risentono anch’essi di una lieve flessione – afferma il Presidente Kofler – ma possiamo dire di essere abbastanza tutelati dal fatto che la nostra produzione rimane contemporanea e trendy, soprattutto in questo periodo storico, dove si cerca freschezza, bevibilità e forte identità di prodotto e di territorio!”. La Regione per l’85% è legata alla produzione di vini bianchi che sono i più scelti tra il pubblico dei consumatori internazionali

Per l’Alto Adige non può esistere l’opzione vino dealcolato
“Non sarà certamente affar nostro la produzione di vini dealcolati – continua senza mezze misure Andreas Kofler – non è un prodotto che ci identifica e non abbiamo nemmeno la produzione per farlo. Il vino delacolato non serve a nulla per valorizzare l’identità di territorio. Questi sono vini che lasciamo ai soggetti industriali che gestiscono prodotto con basso livello di certificazione e con uve per lo più di pianura. Il grande lavoro svolto per la definizione di 86 UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) va proprio contro questa possibilità ed eleva il valore del legame Uva – terra – vino che tanto abbiamo perseguito e ci ha regalato soddisfazioni negli anni”.
Castel Mareccio, la nuova casa del vino dell’Alto Adige
“La bellissima struttura che si trova a nord della città di Bolzano, sulla strada che porta verso la Val Sarentino, sarà la casa di tutti i vignaioli dell’Alto Adige. Castel Mareccio è stato adattato a diventare la sede ufficiale del nostro Consorzio, dal punto di vista amministrativo ma, sarà anche il punto di osservazione della qualità dei vini regionali con un’enoteca che li ospiterà tutti per permettere a tutti gli addetti i lavori di poter approfondire il patrimonio produttivo dell’Alto Adige. Sarà anche il punto di incontro per tutti i vignaioli e lo spazio condiviso per tutti coloro che volessero realizzarvi all’interno eventi e momenti di promozione”

Enoturismo da record ma ancora troppo stanziale
Il valore turistico della regione negli anni successivi alla pandemia ha toccato numeri da capogiro e ha relegato molte zone dell’Alto Adige alla stregua di località martoriate da overturism. Questo carico ha certamente infoltito le tante aziende che aprono le loro porte quotidianamente al fenomeno. “Il problema per noi – afferma Kofler – non è la mancanza di turisti, quelli ci sono e i fatturati degli shop delle aziende indicano profitti sempre in aumento. Ciò su cui dobbiamo migliorare è non solo intercettare i turisti stanziali che arrivano per le vacanze ma i veri turisti del vino che si spostano soprattutto per visitare i luoghi del vino. Su questo abbiamo notevoli margini di miglioramento!”.
Basta con lo stereotipo didascalico di un Alto Adige “bianco e aromatico”
Con troppa facilità e superficialità si sono formate orde di sommelliers, spiegando che l’Alto Adige è la regione dei vini bianchi aromatici. “La nostra regione è così variegata, sia da un punto di vista morfologico, sia da un punto di vista microclimatico e geomorfologico che, non si può in alcun modo, restringere il concetto enologico ad un unico stereotipo.
Lo sta a dimostrare il grande successo ottenuto negli ultimi 20 anni dalla riscoperta di antiche varietà autoctone come Kerner, Sylvaner, ecc..ma soprattutto dal vitigno Pinot Nero. Viticoltori ed Enologi sono riusciti a selezionare territori molto compatibili con questa grande uva e la nostra regione sta diventando un vero punto di riferimento, competitivo a livello internazionale, con le altre grandi aree dove esso è tipico”.

Tra Mercosur e nuovi mercati il progetto commerciale del prossimo decennio
“I mercati classici rappresentano ancora il nostro core business principale. I turisti che arrivano da Germania, Austria, Belgio, Olanda, Lussemburgo, cerchiamo che tornino nei loro paesi di origine e continuino a cercare i nostri vini. Ma ormai non basta più e, come Consorzio, abbiamo iniziato già qualche anno fa di investire sui mercati orientali, in particolare South Korea, sui mercati dell’Est Europa, Cecoslovacchia e, soprattutto da quest’anno saremo propositivi in Polonia che sta crescendo molto per i nostri vini. Un altro mercato dove pensiamo che otterremo grandi risultati sarà la Svezia, finora un pò snobbasti dal monopolio.
Lo scorso anno, il più grande club di consumatori svedese, ci ha decretati regione dell’anno, andando contro anche alle disposizioni del monopolio e, quindi, speriamo che aumenti anche per noi l’interesse effettivo governativo. Ne siamo abbastanza sicuri!. Brasile, Messico e altri paesi del Mercosur saranno i nostri obiettivi. L’eliminazione dei dai, anche se avverrà in otto anni, sarà una grande possibilità per espandere le vendite a queste terre che sono molto vicine a noi come usi e costumi e, soprattutto, amano i vini di qualità”.

I vini dell’Alto Adige per i nostri giovani vignaioli rimangono cool & sexy
Uno dei fattori che sta colpendo il mondo produttivo del vino, in mote regioni italiane è, senza dubbio, il ricambio generazionale e il mantenimento delle proprietà da parte degli eredi. Un problema che nell regione alpina sembra non farsi ancora sentire. “Il movimento giovanile dei vignaioli in Alto Adige rimane sicuramente molto interessante e dinamico. Siamo fortunati perchè qui da noi si vive bene e, soprattutto, i campi offrono ancora redditi significativi e motivanti. Siamo un’oasi felice e dire il contrario sarebbe sbagliato. Ma tutto questo per noi significa anche armonizzare le attività, con una maggiore disponibilità al cambiamento, all’innovazione e ad una maggiore flessibilità produttiva, soprattutto in un periodo di grandi cambiamenti climatici e di globalizzazione dei mercati”.






















