(di Bernardo Pasquali). Dopo Vinitaly ecco Macfrut a Rimini. Termina oggi il più grande evento fieristico che riguarda il comparto agricolo dell’ortofrutta e che riunisce produttori, tecnologie e top buyers internazionali. Una visionaria decisione di alcuni anni fa, ha fatto sì che, una stanca e decadente fiera che si svolgeva a Cesena, venisse spostata a Rimini, grazie all’unione delle forze delle due città. Una scelta che ha rivoluzionato l’evento e lo ha reso oggi un appuntamento irrinunciabile per tutto il comparto, con un livello di globalizzazione unico a livello europeo.
Dopo la settimana di Vinitaly che ha visto Verona al centro dell’agroalimentare italiano, Rimini si è presa i riflettori con un’edizione di Macfrut storica. E si è ribaltato il mondo…se era il vino fino a qualche anno fa a trainare decisamente l’agroalimentare italiano a discapito di un settore ortofrutticolo in crisi anche nei consumi interni, i dati di oggi sono letteralmente speculari. Da una parte valori negativi di export che si aggirano intorno al 6% e invece un +6,6% di export per l’ortofrutta, con un dato molto importante: aumento del consumo interno pari ad un +5,1%. Sono i dati forniti da ISMEA durante l’inaugurazione di Macfrut 2026.
Da Macfrut l’Ortofrutta settore strategico dell’agroalimentare italiano
La dott.sa Ersilia di Tullio, Responsabile Strategic Advisor di Nomisma, ha affermato che mai come oggi il settore ortofrutticolo italiano crea valore economico, supportando la domanda interna, contribuendo in modo significativo alle esportazioni. Ma qual’ è il peso della filiera sull’agroalimentare italiano?
I valori sull’anno 2025, confermano che il numero delle imprese agricole impiegate è pari al 24% del totale (150.600), con una superficie agricola che copre il 9% e un valore di produzione pari al 26% con 1circa 17 miliardi. L’ortofrutta incide con 42,6 miliardi di euro sul peso totale dell’agroalimentare rappresentando il 25% del totale e hanno una influenza di circa 13 miliardi sul totale dell’export. da notare il surplus tra import ed export a favore di quest’ultimo per 3,2 miliardi.
L’export di frutta vola con un +13,7% del 2025 sul 2024
Sempre dallo studio presentato da Nomisma si evince come sia ortaggi che frutta fresca stiano affrontando un periodo estremamente positivo sui mercati esteri. Gli ortaggi dal 2020 al 2025 hanno ottenuto un incremento del 38,1%, la frutta fresca del 37,1%. ma se, gli ortaggi freschi sono aumentati solo del 2,7% tra 2024 e 2025, la frutta fresca corre con un +13,7%. Se però da una parte, per gli ortaggi dal 2015 al 2024 l’Italia rientra nella Top Ten riposizionandosi al 10° posto tra i paesi maggiori esportatori mondiali, la frutta arranca ancora passando dal 7° posto del 2015 al 12° del 2025.
Questo fattore risente ancora della grave crisi di vendita provocata dall’ingresso dei paesi dell’est Europa e la globalizzazione dei mercati con frutta a costi di produzione e di prezzo finale sempre meno competitivi per il comparto italiano. Oggi. il pericolo maggiore per un’eventuale frenata del comparto, può solo dipendere dal fattore energetico che si scarica sui costi delle catene logistiche. Un fattore che potrebbe compromettere il trend molto positivo dell’ultimo anno.

40 accordi commerciali internazionali dell’UE cambiano il volto delle opportunità di import – export
L’UE negli ultimi anni ha concluso e ratificato 40 accordi con oltre 70 paesi nel mondo e altri 20 sono in fase di chiusura. L’ultimo che ha fatto molto discutere è stata la sottoscrizione di Mercosur. Questo cambiamento epocale dei rapporti tra stati con la ridefinizione di dazi e carnet di prodotto da commercializzare, sta offrendo svariate opportunità sia di acquisto ma, soprattutto di vendita verso nuovi mercati, alcuni di questi un tempo improponibili.
Se, però, da una parte sappiano cosa e come affrontare le dinamiche di mercato di esportazione, purtroppo non abbiamo ancora idea di come questi nuovi macromercati potranno penetrare i nostri mercati con prodotti magari a prezzi inferiori o addirittura di nuova tipologia, andando a coprire fette di mercato, impoverendo al richiesta interna.
Il pericolo che arriva dal cambiamento climatico e il cambiamento della PAC
La variazione di temperatura, facendo la differenza tra il valore medio 1991 – 2020 e il 2025, si attesta in Europa su un +1,17°C mentre nel resto del Mondo su un +0,86°C. L’aumento degli eventi atmosferici è rilevante con una variazione totale tra il 2017 e il 2024 pari al 24%. A questi si aggiunge anche il fatto che il trend di distribuzione degli agrofarmaci nei dieci anni che vanno dal 2003 al 2023 è calato del 54%, con una difesa delle piante sempre meno aggressiva che espone maggiormente alla perdita di produzione dovuta ai fenomeni atmosferici e al climate change.

Nello scenario 2028 – 2034, infine, la politica Agricola Comunitaria perderà la sua autonomia nel bilancio e nella programmazione UE mentre acquisiranno maggiore rilevanza le scelte nazionali. Se il Quadro Finanziario Pluriennale si attesta sui 2000 miliardi di euro stanziati dall’UE, il partnerariato nazionale e regionale peserà per il 44% e un valore di 865 miliardi di euro.
Dal Fondo Unico per la coesione economica (NRP) le risorse per l’agricoltura saranno suddivise in 293,7 miliardi di euro di quota minima garantita PAC, 1/3 del Fondo Unico, come è stato proposto dalla Commissione a gennaio 2026 che ha suscitato non poche polemiche da parte delle categorie produttive. 45 miliardi invece proverranno dall’anticipo del lFondo di revisione di Metà percorso e 55 miliari di euro dalle risorse per lo Sviluppo Rurale e il Fondo di Crisi Agricola.

Il ruolo determinante del Governo e delle Regioni nella ridefinizione dei finanziamenti all’agricoltura
L’intervento obbligatorio che dovrà essere attuato dal governo italiano e dalle regioni sarà la redistribuzione delle risorse per l’Agricoltura e, soprattutto per l’ortofrutta. All’interno del Piano NRP l’Italia, in modo particolare, definirà, prima di tutto, le risorse dedicate al settore ortofrutticolo, il mix di interventi strategici finanziati, i criteri di selettività e priorità dei beneficiari (OP, AOP, Gruppi di produttori. Saranno quest’ultimi, infatti, che gestiranno la revisione delle regole attuali e gli interventi, tramite Programmi operativi adeguati.
Sarà, quella che viene avanti, una stagione di grandi negoziati strategici tra le parti, per accontentare tutti senza lasciare indietro nessuno. Anche se, la base di partenza delle risorse disponibili, hanno subito, effettivamente, un sensibile ridimensionamento che, per le organizzazioni agricole, tanto sensibile non è, anzi, potrebbe destabilizzare un comparto che si sta risollevando dopo anni di sacrificio.


















