Questo weekend si corre il più iconico dei Gran Premi della Formula Uno, Montecarlo. Il tempio del glamour, del rischio, la pista cittadina che ha fatto la storia del motorismo sportivo, che ha generato tragedie e leggende. Per milioni di appassionati nel mondo, il GP di Monaco “è” il gran premio. E puntuale è arrivata la campagna Barilla che l’anno scorso è diventata uno dei main partner del Circus. I geniacci di Parma hanno realizzato un nuovo formato di pista che riprende nella forma le ruote delle vetture di Formula Uno.

Non è un formato totalmente nuovo: le “ruote” di pasta di semola di grano duro compaiono nel catalogo di altre marche prestigiose italiane, ma è la narrazione quella che conta. O meglio, la sua continuità, la linearità della narrazione.

Paolo Barilla – che oggi guida una delle multinazionali italiane della food valley – è stato pilota di Formula uno negli Anni Novanta ed ha portato la propria azienda a collegarsi al circus promuovendo la pasta italiana, quella fatta in Italia (o come in Italia, Barilla ha stabilimenti in diversi Paesi), col “sapore” italiano: una pasta che non è junk-food, che ha alte qualità organolettiche, che è ideale nell’alimentazione di una famiglia e in quella, soprattutto, di uno sportivo.

E qui c’è la continuità. L’anno scorso, Barilla ha raccontato in uno degli spot più belli degli ultimi anni – qui il nostro articolo di allora – la storia di Pasticcino, il meccanico-cuoco della Ferrari degli Anni Settanta che, prima ai propri colleghi al box, poi ai piloti Ferrari, poi a tutti quelli del paddock, forniva, a chiunque glielo chiedesse, un piatto di pasta al pomodoro. Da mangiare così, al volo, in piedi, sul muretto dei box oppure appoggiati – anche questa è storia vera – alle Ferrari. Lo spot ripercorre una Formula uno più eroica, quella dei “cavalieri del rischio” che non era blindata o aperta soltanto ai VIP ma che era disponibile praticamente a tutti. Una Formula uno di famiglia.

Una storia italiana, dove la convivialità la fa da padrona e che rafforza il primato valoriale dell’agroalimentare di casa nostra. un modello di comunicazione d’impresa e di prodotto che dovrebbe convincere altri protagonisti a muoversi con maggiore decisione su questo terreno.