Domenica 12 luglio è l’International Cava Day, la giornata mondiale dedicata al Cava, il metodo classico spagnolo la cui alma mater sono le colline catalane del Pénedes e che poi, nel tempo, è diventato sinonimo di tutta la produzione iberica di vini spumanti. Il Cava (la definizione è del 1959) è nato come metodo classico alla fine dell’Ottocento ed ha trovato linfa dall’epidemia della filossera che ha portato alla distruzione dei tradizionali vigneti a bacca rossa, per far spazio a più resistenti varietà a bacca bianca. Nel 1904 arriva il sigillo reale e dieci anni dopo il boom produttivo grazie alla Prima Guerra mondiale che distrugge buona parte dei vigneti della Champagne.
Perchè ne parliamo? Le ragioni sono più d’una.
Intanto, sino al boom globale del Prosecco, il Cava ha rappresentato le bollicine più easy, certamente a buon mercato, che si trovavano facilmente un po’ dappertutto e che rappresentavano non la dolce vita, ma certamente la leggerezza della società spagnola post 1975. Certo, alla catalana: con più attenzione insomma a far cassa ed a guadagnare easy money che non a porsi il problema di una crescita sostenibile nel lungo periodo e, anche, di un’attenzione ai dettagli in lavorazione per abbandonare gli eccessi di rusticità in bottiglia.
I 300 milioni e passa di bottiglie vendute, il marchio Freixenet presente dal Moto-mondiale alla GDO ne sono stati l’esempio palpabile sino al passaggio proprio dell’icona Freixenet alla tedesca Henkell Sekt (con l’italianissima Mionetto) ed alla crisi di mercato dal Duemila in avanti.
Pure la politica si è mezza in mezzo col riaccendersi delle tensioni indipendentiste che ha “raffreddato” gli entusiasmi della piazza madrilena, da sempre uno dei mercati strategici delle bollicine iberiche.

Cava international day, l’occasione del rilancio
Ma da tutto questo, è sorta una nuova idea di Cava: più attento al territorio, con una rinnovata classificazione dei prodotti (del 2015 è la definizione del top di gamma: il Cava de paraje calificado che lega indissolubilmente il vino al suo vigneto), dalla precisa impronta biologica (dal 2025 è obbligatoria la certificazione bio per tutti i Cava di Guarda Superior, quelli dal più lungo affinamento), da una più marcata attenzione alla gastronomia.
Non è stato un parto semplice: per arrivarci il mondo del metodo classico catalano ha visto prima l’uscita di uno dei suoi protagonisti più celebrati nel tempo – Raventòs i Blanc – che ha dato vita alla propria denominazione (du Riu Anoia) e poi la fuoriuscita di un’altra ventina di bodegas che si sono riunite nel marchio collettivo europeo Corpinnat, con lo scopo dichiarato di uscire dalla massa, dalle produzioni massime, per lavorare sul versante della qualità e premiando i produttori di uve con ricavi adeguati.
Ha funzionato questa dolorosa scissione?
In termini di vendite il Cava ha pagato un prezzo rilevante: i picchi oltre i 300 milioni di bottiglie vendute sono un ricordo. Complice il boom del prosecco che ruba clienti alla base della piramide qualitativa, e la crisi mondiale del vino, nel 2025 ci si è fermati complessivamente a 193 milioni di bottiglie. Ma i prezzi hanno tenuto e sul versante della qualità oggi sono molto più chiari i diversi livelli di prodotto ( Cava de Guarda, Guarda Superior: reserva, gran reserva e Paraje calificado da un lato; il rigido disciplinare Corpinnat dall’altro).
Cava international day, tre bodegas da visitare
I pregi del Cava sono molti anche se in questa fase: territorio, tradizione, tipicità (le uve sono essenzialmente autoctone anche nelle bacche rosse). E non resta quindi che provarli; vi segnalo tre cantine da andare a visitare se passate le prossime vacanze sulla Costa Brava o a Barcellona (fra l’altro è comodissimo arrivarci grazie al collegamento col bus turistico per la regione del Cava che parte da Plaza Catalunya, di fronte alle Ramblas ed al Corte Inglés).

– Raventòs i Blanc: cantina fondata nel 1497, cinque anni dopo Colombo e la definitiva reconquista. Pepe rappresenta la 21.ma generazione al lavoro in questa realtà che è stata la prima a porsi la domanda se il percorso pre-duemila del Cava fosse corretto oppure se stesse snaturando questo metodo classico. La risposta è stata la riscoperta della DO Riu Anoia, l’uscita dalla DO e la corsa in solitaria con grandissimi risultati. Di proprietà è anche Mas del Serral.

– Gramona 1850: Xavier Gramona (a sinistra nella foto qui sopra, scomparso prematuramente nel 2023) è stato fra i fondatori di Corpinnat. La cantina prosegue la sua missione con vini di altissima qualità.

– Codorniù. Maison spumantistica ancora nella DO fondata nel 1872 su una realtà rurale avviata nel 1550. E’ la più antica bodega a conduzione familiare di Spagna e tra le venti più “arcaiche” al mondo; la sua storia è strettamente collegata a quella dei Raventòs grazie al matrimonio di Ana Codorniù con Miquel Raventòs nel 1659. Produce sessanta milioni di bottiglie ed è stata la prima cantina ad inserire lo chardonnay nell’uvaggio tradizionale del cava. La sede è in modernismo catalano e merita la visita.






















