Semaforo verde sulla strada verso l’Igp “Ciliegia delle Colline Veronesi”. Nella Sala Conferenze del Centro Congressi Direzionale di VeronaMercato si è svolta la riunione di pubblico accertamento promossa dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con la Regione Veneto: un passaggio fondamentale per verificare la rispondenza del disciplinare ai metodi previsti dal Regolamento Ue n. 2024/1143 che stabilisce il quadro normativo unico dell’Unione Europea per la tutela delle Indicazioni Geografiche.
L’ultima volta che un’eccellenza veronese ha ottenuto il riconoscimento comunitario risale al 2010, quando la Pesca di Verona è diventata Igp, come precedentemente era accaduto per il Riso Vialone Nano Veronese Igp (1996), il Marrone di San Zeno Dop (2003) e il Radicchio di Verona Igp (2009). Alla pubblica audizione hanno preso parte i rappresentanti dei Comuni dell’areale interessato, le organizzazioni professionali e di categoria, oltre ai produttori e agli operatori economici del settore.
La riunione è stata condotta dai funzionari ministeriali Armando Morelli e Beatrice Bernabei che hanno dato lettura della proposta di disciplinare di produzione, e da Alessandra Scudeller della Direzione Agroalimentare della Regione Veneto che aveva già dato parere favorevole al testo.
La proposta di disciplinare definisce in modo dettagliato le caratteristiche riservate ai frutti del ciliegio dolce (Prunus avium L.) e l’areale geografico di produzione, che comprende il territorio di 54 comuni veronesi, suddivisi tra una zona collinare con terreni calcarei e la fascia della Val d’Alpone con terreni vulcanici e basaltici. Il documento specifica le cultivar ammesse suddivise per epoche di maturazione (precocissime, precoci, medie e tardive), i parametri minimi di calibro e grado Brix, l’obbligo di raccolta esclusivamente manuale e infine le norme di confezionamento ed etichettatura con il logo ufficiale accompagnato dal simbolo europeo dell’IGP.

L’audizione pubblica rappresenta il momento cruciale di un percorso intrapreso dagli anni Novanta per tutelare l’identità e la reputazione del prodotto. Inserita nel 2000 nell’Elenco Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), la Ciliegia delle Colline Veronesi vanta una consolidata presenza sui mercati e una tradizione produttiva storica testimoniata fin dal XVI secolo.
Il riconoscimento dell’IGP punta ora a offrire nuove prospettive di sviluppo economico e ambientale a una filiera che oggi nella nostra provincia conta oltre 1.200 ettari coltivati e più di 2.300 imprese agricole dedite alla cerasicoltura.
“La conclusione positiva di questa pubblica audizione segna un momento fondamentale per il nostro territorio e per le centinaia di aziende agricole che quotidianamente svolgono un’opera di presidio e valorizzazione delle nostre colline – dichiara Davide Danese, Presidente dell’Associazione Cerasicoltori della Ciliegia delle Colline Veronesi, che è il soggetto promotore – Abbiamo dimostrato alle istituzioni ministeriali e regionali la coesione di una filiera unita, pronta a tutelare e promuovere sul mercato nazionale ed europeo un frutto unico per qualità, sapidità e tradizione storica”.
“L’approvazione collettiva del disciplinare di produzione, oltre a riempirci di orgoglio, conferma il grande valore economico, sociale e culturale della cerasicoltura veronese – sottolinea Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona – e con il passaggio formale di ieri compiamo il passo decisivo verso la registrazione dell’Igp, uno strumento di garanzia fondamentale per tutelare i produttori locali contro le omologazioni e offrire al consumatore la certezza dell’origine”. Continua Vantini: “desidero ringraziare tutti i produttori che hanno continuato a credere nel percorso nonostante le difficoltà degli ultimi anni, e i tecnici che hanno lavorato per rendere possibile questo passaggio”.
Pubblicazione della proposta sulla Gazzetta Ufficiale, poi di corsa a Bruxelles
Tra questi, Giorgio Girardi, Responsabile Settore Ortofrutta di Coldiretti Verona che ha seguito il progetto fin dalla sua nascita e che ha avuto un ruolo chiave nella redazione della documentazione necessaria. “Il passo che è stato fatto – sottolinea Girardi – è il risultato di un lavoro di squadra che ha unito produttori, associazioni, tecnici e istituzioni, mettendo insieme competenze e conoscenza del territorio. Il percorso verso l’Igp richiede ancora alcuni passaggi, ma il risultato raggiunto premia l’impegno condiviso e ci avvicina a un riconoscimento importante per il futuro della cerasicoltura veronese”.
Il bilancio della stagione cerasicola 2026 parla di una produzione in aumento del 25% a inizio raccolta e di prezzi soddisfacenti fino agli inizi di giugno, quando l’arrivo sul mercato di maggiori quantitativi di ciliegie di altre provenienze, italiane ed estere, ha reso più difficile distinguere e valorizzare il prodotto veronese, con quotazioni scese anche al di sotto dei costi di produzione.
“In questo scenario, – spiega Danese – l’assenza di un marchio distintivo rende più difficile per il consumatore ritrovare e riconoscere le ciliegie delle quali ha apprezzato le caratteristiche. A incidere sui consumi sono state anche le temperature elevate, che hanno orientato parte degli acquisti verso altra frutta estiva, come pesche, meloni e angurie, e verso prodotti meno costosi. Il percorso verso l’Igp assume quindi un significato ancora più concreto per la riconoscibilità delle ciliegie veronesi e la valorizzazione del lavoro di noi produttori”.
Il percorso verso l’Igp proseguirà ora con gli adempimenti ministeriali e la pubblicazione della proposta nella Gazzetta Ufficiale, cui seguirà un periodo di 30 giorni per la presentazione di eventuali opposizioni al Ministero dell’agricoltura. Le eventuali opposizioni saranno esaminate attraverso un confronto con il soggetto richiedente, per individuare un accordo e valutare il proseguimento della procedura. In assenza di opposizioni, o qualora queste risultino irricevibili, la documentazione sarà trasmessa alla Commissione europea. La fase europea prevede l’esame della domanda e la possibilità di richiedere osservazioni e integrazioni. Dalla pubblica audizione alla pubblicazione finale trascorre generalmente almeno un anno.



















