(di Bernardo Pasquali). Mai, nella memoria dei viticoltori né negli archivi storici, la Borgogna aveva iniziato la vendemmia così presto come nel 2026: le prime uve per il Crémant de Bourgogne sono state raccolte l’8 agosto, seguite pochi giorni dopo dai vini fermi. Una stagione fuori dagli schemi, segnata da un’estate secca e torrida, che ha messo alla prova la capacità di adattamento di un intero territorio vitivinicolo. La Borgogna non è stata sola: anche altre regioni vinicole francesi hanno affrontato condizioni simili.
È ancora presto per trarre conclusioni definitive sull’annata, ma un dato è già certo: i volumi saranno inferiori alla media. La qualità, al contrario, si annuncia straordinaria, con mosti ricchi ma equilibrati, grande purezza aromatica e colori intensi. Ecco cinque numeri chiave per capire la vendemmia 2026 in Borgogna.
1. Sessanta giorni sopra i 30°C
Le viti della Borgogna hanno resistito a circa 60 giornate con temperature superiori ai 30°C. A permettere questa tenuta sono state le riserve idriche accumulate nel sottosuolo durante un inverno particolarmente mite e piovoso, soprattutto tra fine dicembre, gennaio e febbraio. Il caldo intenso ha però avuto un effetto positivo insolito: ha fortemente limitato la pressione delle malattie fungine, lasciando le uve in condizioni sanitarie eccellenti fino alla raccolta.

2. Germogliamento al 50% già il 28 marzo
Le temperature primaverili e le piogge di febbraio hanno anticipato la ripresa vegetativa già a metà marzo. In media, le viti della Borgogna hanno raggiunto il 50% di germogliamento il 28 marzo, un timing simile a quello registrato nel 2020. Alcune gelate notturne e ondate di freddo hanno poi rallentato lo sviluppo, causando danni localmente severi e notti di sorveglianza per i viticoltori, all’inizio di quella che si è rivelata una vera maratona stagionale.
3. Venti giorni di anticipo sulla media di due decenni
Da Pasqua in poi, il ritorno di temperature sopra la media ha accelerato bruscamente la crescita vegetativa, in condizioni quasi estive e con scarse precipitazioni. Il vento ha asciugato l’aria, contenendo ulteriormente le malattie fungine. Alla fine di aprile le viti mostravano in media sei foglie spiegate e i grappoli erano già ben visibili: quasi 20 giorni di anticipo rispetto alla media degli ultimi vent’anni.
Un rallentamento temporaneo si è verificato a inizio maggio, con temperature più fresche e alcune grandinate che hanno danneggiato soprattutto il fogliame in diverse zone del vigneto.

4. Fioritura completa in appena cinque giorni
Poco dopo la metà di maggio, un’ondata di calore intenso ha investito la regione. Combinata con terreni ancora freschi, questa condizione ha prodotto una fioritura fulminea: i primi fiori sono comparsi il 22 maggio e il 50% di fioritura è stato raggiunto in tutta la Borgogna appena cinque giorni dopo, il 27 maggio.
Nelle parcelle a maturazione più precoce gli acini erano già visibili a inizio giugno. I viticoltori hanno però osservato una colatura significativa, soprattutto sulle varietà a bacca bianca come Chardonnay e Aligoté, con perdite di resa in alcuni casi rilevanti: un’ondata di freddo durante i Saints de Glace (11-13 maggio), seguita dal caldo intenso della fioritura, ha contribuito al fenomeno.
5. Meno 44% di pioggia in quattro mesi
Da metà giugno un’altra ondata di calore ha portato temperature mediamente 8°C sopra la norma, con punte fino a 35°C, e picchi vicini ai 39°C all’ombra. Le notti sono rimaste molto miti, le piogge scarse e il soleggiamento eccezionale, con una media di 13,5 ore di sole al giorno. Dopo quattro mesi di deficit pluviometrico, pari in media al -44%, i terreni superficiali si sono seccati in modo marcato, con segni di scottatura solare e stress idrico sui suoli poco profondi e sulle viti più giovani. Le viti più vecchie si sono invece dimostrate più resistenti.
Già a fine giugno le prime bacche hanno iniziato a cambiare colore, un fenomeno eccezionalmente precoce. Il caldo persistente di luglio ha però rallentato l’invaiatura, mentre la siccità ha limitato la crescita degli acini, fino a un temporaneo arresto del ciclo vegetativo in alcune parcelle. Alcuni temporali localizzati hanno permesso agli acini di riprendere a ingrossarsi nelle zone interessate. Un segnale incoraggiante è arrivato dallo stato sanitario dei vigneti, rimasti eccezionalmente sani e privi di malattie: i viticoltori, rassicurati dal potenziale qualitativo dell’annata, aspettavano solo un po’ di pioggia per completare con calma il ciclo, aumentare i volumi di succo e affinare la maturazione.

La vendemmia è partita l’8 agosto
La pioggia sperata è arrivata solo in minima parte: un’altra ondata di calore a inizio agosto ha accelerato drasticamente la maturazione. Il risultato è stato netto: il Mâconnais ha aperto la vendemmia del Crémant de Bourgogne l’8 agosto, seguito nel giro di pochi giorni dal resto della Borgogna. La raccolta dei vini fermi è iniziata subito dopo il 15 agosto e molti produttori avevano già terminato entro fine mese.
Alcune tenute hanno vendemmiato di notte per preservare al meglio la qualità e la freschezza delle uve, muovendosi rapidamente sia per cogliere il punto ottimale di maturazione sia per via dei volumi relativamente contenuti. Temperature più basse e qualche pioggia a fine agosto hanno invece permesso alle zone a maturazione più tardiva di attendere con fiducia: per queste parcelle, l’effetto è stato chiaramente positivo, con una buona maturazione e volumi leggermente superiori, grazie a viti capaci di sfruttare ogni goccia di pioggia caduta.
Insolita fino all’ultimo, la vendemmia 2026 in Borgogna si è quindi protratta su un periodo relativamente lungo, con gli ultimi grappoli arrivati in cantina appena prima di metà settembre. Tutti questi fattori hanno inciso sulla dimensione del raccolto, ma sarà necessario attendere la stima ufficiale della filiera, prevista per metà novembre, per valutare le rese effettive.
Un’annata dal potenziale eccezionale
Nel frattempo, i viticoltori della Borgogna, messi a dura prova dal clima, si dicono entusiasti dei mosti già in cantina: succhi dalla purezza aromatica notevole, che regalano al palato un’autentica esplosione di sapori. Ora spetta agli enologi il compito di trasformare questa materia prima eccezionale nella vendemmia 2026 della Borgogna.



















