La Ribera del Duero – dichiarata miglior regione vinicola al mondo appena vent’anni fa – ha presentato il “Manifesto per una Regione Vinicola Protetta”, una dichiarazione che invita il Governo Regionale di Castiglia e León ad una pianificazione territoriale compatibile con la tutela del patrimonio vitivinicolo, paesaggistico e turistico della regione. Nel mirino, la situazione degli allevamenti nella regione e la loro conduzione che, all’indomani del Covid, ha conosciuto una vera e propria “mano libera”.

Il risultato è documentato dalla relazione tecnica redatta dall’Ufficio di Ingegneria Rurale per il Consiglio Regolatore (fascicolo BU-032/21) che individua con precisione i composti chimici generati – ammoniaca, acido solfidrico, p-cresolo e scatolo – e quantifica le distanze alle quali la loro concentrazione nell’aria può incidere sui vigneti della Ribera del Duero e sulle condizioni di lavoro nelle cantine.

Non si tratta di una questione di percezione soggettiva, bensì di chimica ed epidemiologia degli odori, misurate in conformità
alla norma UNE-EN 13725. Una situazione non più accettabile per le 300 cantine della Denominazione d’origine che hanno puntato da tempo sulle coltivazioni sostenibili e sull’enoturismo.

Il manifesto parte da un’idea chiave: la Ribera del Duero non è solo una denominazione di origine, ma un modello di sviluppo territoriale che richiede decenni per essere costruito e che può deteriorarsi in pochi anni se la regolamentazione non viene applicata correttamente. Partendo da questa premessa, i firmatari chiedono al governo regionale di attuare una normativa che disciplini l’insediamento di allevamenti intensivi e impianti di biogas all’interno dell’area protetta.

Ribera del Duero, dalla regione 1,3 miliardi € di Pil


Il testo individua l’origine del conflitto in un vuoto normativo, non in uno scontro tra attività. Sottolinea che il Regio Decreto Legge 4/2020, approvato per stimolare l’economia dopo la pandemia, ha eliminato l’obbligo di una licenza ambientale standard per numerosi allevamenti e ha istituito un sistema di notifica che consente l’autorizzazione di operazioni ad impatto significativo senza un’adeguata valutazione tecnica preventiva. “ Questo non è un manifesto contro l’allevamento o qualsiasi altro settore dell’economia rurale. È un manifesto a favore di una gestione responsabile del territorio e di una reale compatibilità tra gli usi produttivi ”, spiega Enrique Pascual, presidente del Consiglio di Regolamentazione.

“ Il problema non è l’allevamento: è un regolamento che non distingue tra impianti compatibili e impianti noncompatibili, in base alle loro dimensioni, alla vicinanza o all’impatto cumulativo ”.

Il Consiglio della DO chiede al Governo regionale di Castiglia e León di adottare, al più presto, una serie di misure: ripristinare l’obbligo di licenza ambientale ordinaria per tutti gli allevamenti intensivi all’interno della Denominazione di Origine, senza eccezioni in base alle dimensioni; stabilire distanze minime di protezione, basate su criteri tecnici oggettivi, rispetto a vigneti, cantine, strutture enoturistiche e aree rurali; rivedere il Decreto Legge 4/2020 per sostituire il regime di comunicazione ambientale con una procedura di valutazione proporzionale alle dimensioni, all’ubicazione e all’impatto cumulativo.

E ancora: fornire ai comuni strumenti di pianificazione che consentano loro di agire con certezza giuridica, senza esporsi a responsabilità e creare un meccanismo stabile di consultazione e coordinamento tra il Consiglio di regolamentazione, le organizzazioni agricole, gli enti locali e il Ministero competente.

In ballo, oltre alla reputazione dei vini della Ribera del Duero anche un ecosistema economico di primaria importanza: secondo PricewaterhouseCoopers, in un report realizzato alla fine dell’anno scorso, la Denominazione del Duero genera un impatto diretto e indiretto di 1,3 miliardi di euro sul PIL spagnolo, generando 20.916 posti di lavoro diretti e indiretti nella sua area di influenza e contribuisce con 459 milioni di euro annui di entrate fiscali. Inoltre, svolge un ruolo di destinazione turistica – attirando oltre 600.000 visitatori nel 2023 – e di fattore di mantenimento della popolazione in un’area a rischio di spopolamento.

Il manifesto è stato firmato da aziende vinicole, cooperative e viticoltori all’interno della Denominazione di Origine, nonché dagli enti regolatori di altre denominazioni di origine spagnole, come Rioja, Jerez, Bierzo, Cariñena e Arlanza. A questi si sono uniti associazioni di categoria del settore, enti locali e singoli firmatari. Il documento, indirizzato principalmente al Presidente del Governo Regionale di Castiglia e León e al Ministero dell’Agricoltura, dell’Allevamento, dello Sviluppo Rurale e della Politica Ambientale, rimane aperto al sostegno di organizzazioni, imprese, istituzioni e cittadini. ” Proteggere la Ribera del Duero
significa proteggere un modello per il futuro della Spagna rurale “, conclude il testo.