(di Bernardo Pasquali). La scomparsa di Carlo Petrini lascia un vuoto in tutti coloro che amano questo mondo e l’umanità che lo percorre.  Erano molteplici i suoi slogan ma uno di quelli che rimarrà impresso, come scolpito nella pietra, è senza dubbio l’associazione delle tre paroline magiche: Buono, Pulito e Giusto. Carlo Pertrini è un figlio delle Langhe, della cittadina di Bra, dove ha elaborato la sua visione rivoluzionaria del cibo. Quando nel 1986 in Piazza di Spagna a Roma venne aperto un importante fast food, uno dei primi arrivati in Italia, Carlo insieme a pochi amici, decise di fondare Arcigola, che si trasformò successivamente, nel movimento agricolo e gastronomico internazionale Slow Food.

Nel 2010, al Lingotto di Torino, fa arrivare da tutto il mondo oltre 5000 delegati, per lo più contadini,  in rappresentanza di altrettante comunità del cibo.  Terra Madre fu un evento storico che tracciò un solco profondo nella storia agroalimentare internazionale e nella consapevolezza del valore della Terra e della sua integrità, come elemento indispensabile al sostegno della dignità dell’uomo.

La bellissima testimonianza di Mons. Domenico Pompili con cui ha fondato l’Associazione Laudato Sì

A Verona è Vescovo da alcuni anni un grande amico di Carlo Petrini, che ha condiviso momenti difficili, ma anche progetti di giustizia sociale e di libertà, profondi, come, ad esempio, la creazione dell’associazione Laudato Sì, una delle ultime opere della mente visionaria del “gastrosofo” langarolo. E’ S.E. Mons. Domenico Pompili al quale abbiamo chiesto un ricordo di Carletto, come si lasciava chiamare affettuosamente dal suo “popolo” di chioccioline.

“Sono molto addolorato perché con Carlin abbiamo fatto un bel percorso insieme dal terremoto di Amatrice in poi. Ci si siamo incontrati l’ultima volta proprio due mesi fa, il 21 marzo, a Pollenzo, durante l’incontro delle comunità di Laudato Si’, provenienti da tutta Italia. Già allora era molto fragile ma non immaginavo un percorso conclusivo così rapido”.

Quando vi siete conosciuti?

“Il primo incontro, invece, avvenne nel 2017, quando ero vescovo di Rieti e Petrini volle venire personalmente ad Amatrice dopo il sisma, colpito profondamente da quella tragedia. Da lì nacque subito una sintonia umana e ideale. Insieme riflettemmo sul fatto che il terremoto non è semplicemente un evento naturale, ma qualcosa che mette davanti anche agli effetti del rapporto tra l’uomo, il costruito e la natura. Da questo nacque la convinzione che fosse necessario curare questo rapporto tra l’uomo e il mondo, avendo cura non solo di ricostruire le case, ma anche legami, comunità e un modo diverso di abitare la terra”.

Carlo Petrini a sinistra con Papa Francesco e Mons. Domenico Pompili

Carlo Petrini, era innamorato dei contadini, dei pastori, dei pescatori e di tutto ciò che esaltava l’amore per il creato. Dal punto di vista di un “pastore di anime” come può spiegare la figura del fondatore di Slow Food?

Dopo averlo conosciuto così da vicino posso dire che era sicuramente un visionario, uno che ben prima di molti altri aveva intuito che il cibo è un fatto culturale, perfino politico, che ha direttamente a che fare con la dignità delle persone, della salute, del territorio, della giustizia sociale. E infatti tutta la sua filosofia si riassumeva nelle tre parole simbolo di Slow Food: “buono, pulito e giusto” ovvero che abbia sapore e dia piacere; che non sia contaminato e contraffatto; che non schiacci chi produce. Petrini ha difeso la “cultura contadina” che tante volte si trova ad essere mortificata da quel mercato globale che rischia di penalizzare soprattutto i piccoli produttori e cancellare identità e tradizioni locali”.

Qual è l’eredità che lascia Petrini all’umanità? 

“Lascia un’eredità enorme: una nuova sensibilità verso il rapporto con la natura, un’ecologia dal volto molto umano e positivo, che lo vedeva in perfetta sintonia con papa Francesco. Per lui non era  una questione “terroristica”, ma vitale nella certezza che stare bene significa vivere in armonia con il territorio, con il cibo, con gli altri e con la natura. Aveva, d’altronde, molto questa etica non tanto del dovere quanto del piacere e che quindi le cose giuste si fanno spontaneamente quando comprendiamo che è il nostro vero bene”.

@bernardopasquali