(di Bernardo Pasquali). Flexitarianesimo…cosa? sarà una parola che si sentirà sempre più spesso nel futuro prossimo. Essenzialmente si tratta di uno stile di dieta alimentare flessibile che potremmo definire semivegetariano. Più correttamente si tratta di una dieta che privilegia la parte vegetale e di quanto in quanto integra con proteine animali. L’introduzione delle carni è più sana e consapevole.
L’Istituto di statistica SWG ha condotto una ricerca sul consumo della carne da parte degli italiani, con un occhio di riguardo verso la generazione Z, Millennials e Baby boomers. Il dato che appare più semplice da interpretare è che GenZ è la punta avanzata del cambiamento, in quanto il 36% di essa dichiara che ridurrà i consumi degli alimenti a base di proteine animali. Millennials e BBoomers solo il 26%. Il 57% degli italiani intervistati dichiara che non vuole cambiare regime alimentare rispetto ad ora.
Italiani onnivori in transizione
Il 73% degli italiani si definisce onnivoro. Un valore che potrebbe far ben sperare il mondo dell’agroalimentare legato alla produzione e trasformazione della carne. Attenzione però ad un movimento silenzioso ma sempre più determinante che si sta celando sotto i grandi numeri. E’ il movimento degli onnivori in transizione, ovvero, coloro che stanno passando verso il vegetariano, o stanno riducendo sensibilmente il consumo di carne e pesce. Ad oggi secondo SWG è una popolazione che si aggira intorno al 12%.

L’arrivo del flexitarianesimo
il dato raccolto dalla ricerca di SWG evidenzia che solo l’8% oggi può definirsi flexitariano. Una scelta dettata da vari motivi che possiamo identificare come i seguenti. Per il 55% è una scelta di salute e benessere che permette una dieta più equilibrata e una prevenzione delle malattie; per il 42% vale il rispetto del benessere animale e la contrarietà agli stabilimenti intensivi; per il 33% sono le preoccupazioni ambientali come l’impronta di carbonio, l’uso del suolo, ecc…;
Altre ragioni un pò meno etiche e più contingenti sono: per il 20% il costo a volte troppo elevato della carne e del pesce; per il 16% la maggiore disponibilità di derrate vegetali; per il 13% su consiglio del medico o del nutrizionista; per il 10% la congiuntura sociale o familiare se si vivi con vegani o vegetariani.
Gli alimenti introdotti per sostituire la dieta a base di carne sono: per il 57% legumi, per il 41% uova e latticini; per il 34% frutta secca e semi oleosi; per il 30% cereali integrali e pseudocereali; per il 27% prodotti plant based; per il 22% tufo o altri derivati dalla soia.

E la carne coltivata? Che appeal ha?
Generalmente la predisposizione da parte degli italiani verso l’innovazione del consumo di carne artificiale non offre numeri significativi. La carne coltivata trova un pò di interesse solo da parte della GenZ che, anche in questo caso, si dimostra la più open mind e disposta a fare da pioniera del cambiamento. Infatti alla domanda: “Prenderebbe in considerazione la possibilità di consumare in futuro carne sintetica o coltivata?”, il 55% di loro ha risposto affermativamente.
Solo il 20% tra li onnivori, il 33% tra il gruppo seguace del flexitarianesimo o onnivori in transizione, il 35% tra i MIllennials, il 19% tra la GenX, 14% nella generazione Baby Boomers.
Ciò che fa ben sperare, se guardiamo alle nuove generazioni, è l’aumento a doppia cifra dell’interesse nei confronti della carne in stille BBQ con un ritorno alle grande grigliate tra amici, in taverna o all’aperto, soprattutto nel periodo estivo.
L’aumento dell’accesso alle macellerie di giovani nei giorni del venerdì e sabato, fanno riflettere. Soprattutto fa riflettere il loro approccio all’acquisto di questo prodotto: si acquista meno ma si acquista carne di qualità con un costo superiore anche alla media. I giovani frequentano poco i supermercati e, meno ancora, i banconi macelleria degli stessi.




















