(di Bernardo Pasquali). Enoturismo e ricaduta sulle economie positive delle aziende; sarà anche quest’anno uno degli argomenti pilastro dell’edizione di Vinitaly 2026. Soprattutto in Italia, il fenomeno è determinante per alcune denominazioni e riesce a fornire una diversificazione efficace per i bilanci delle cantine. Lo affermano le anticipazioni che provengono dal Report Wine Suite 2026; aumenta il valore della prenotazione media di una degustazione arrivando a 39€ e le vendite, nel caso di cantine mediamente strutturate, aumentano di circa il 21%. L’aumento medio annuo dei visitatori è di circa il 16%, un valore che riguarda più o meno tutta l’Italia anche se stenta a decollare in territori un pò fuori dai circuiti più battuti.

Vinitaly Tourism torna tra i padiglioni 2 e 3

“Con questa edizione di Vinitaly Tourism, – commenta il direttore generale vicario della Spa fieristica Gianni Bruno – l’enoturismo entra stabilmente nella manifestazione, assumendo un ruolo centrale nello sviluppo del sistema vino. Si tratta di una scelta strategica e strutturale di Veronafiere, che colloca l’enoturismo non più soltanto come attività accessoria delle cantine italiane, ma come un vero asset competitivo con una progettualità orientata al business”.

La scelta da parte di Veronafiere è sicuramente un fattore positivo, soprattutto per un paese come l’Italia dove il turismo, è un set economico primario. Secondo le stime il valore nel 2025 si attesta tra i 240 e i 250 miliardi di euro e rappresenta dunque un patrimonio di circa il 13% del valore totale del PIL italiano. Il miglioramento delle infrastrutture, soprattutto al sud, negli ultimi anni ha creato forza lavoro molto importante e opportunità di crescita per le aziende del vino , fino a pochi anni fa impensabili.

4 focus irrinunciabili sull’Enoturismo durante Vinitaly 2026

Oltre ai tanti momenti di riflessione sulle opportunità che questo importante segmento economico può portare anche nella creazione di economie verso l’indotto, saranno 4 i momenti più importanti dove si potranno comprendere i valori effettivi che esso comporta e come si sta evolvendo e rafforzando tra le aziende vitivinicole italiane.

Il primo, “Enoturismo in Italia, valore della prossimità. Il viaggio verso le cantine: la vera sfida dell’enoturismo” del Movimento turismo del vino aprirà le sessioni di lavoro lunedì 13 aprile (ore 10.30 – 12.00).

Il secondo, “L’Italia del vino nel turismo globale. Attrattività e posizionamento nel mercato americano” realizzata da Roberta Garibaldi in collaborazione con Vinitaly Tourism (ore 14.00).

Il terzo, martedì 14 aprile, con la presentazione della ricerca Unicredit-Nomisma Wine monitor sul “Ruolo dell’enoturismo per lo sviluppo delle imprese vinicole italiane: valori, scenari evolutivi e prospettive future” (ore 10.30 – 12.00).

il quarto, “Metodo ContemporaneoOsservatorio su arti e paesaggio vitivinicolo” firmato dall’Università degli studi di Verona e BAM Strategie culturali (mercoledì 15 aprile ore 10.30 – 12.00) che chiude gli approfondimenti di Vinitaly Tourism 2026.

7 miliardi contro 3…quanto vale in più la Francia rispetto all’Italia

Perchè la Francia nel settore del turismo enogastronomico ha valori doppi in più rispetto a noi? Sono due i punti critici che, se supereremo, porteranno a valori ancora più importanti per le economie delle nostre cantine. Prima di tutto la formazione. In Francia la figura dell’Hospitality Manager è una figura professionale accademica che ha sicuramente fatto la differenza per determinare le strategie di accoglienza nelle varie maison. Le Università di Dijon e Bordeaux accolgono alunni da tutto il mondo e lo fanno ormai da quasi dieci anni.

la Roche de Vergisson

Il secondo elemento che, purtroppo, non è ancora affar nostro è, senza dubbio, la capacità da parte degli enti e dei privati, di far sistema sul territorio. Valorizzare insieme, concordare, condividere, programmare, come si fosse un corpo unico. Un valore che non ha prezzo e che regala inaspettate soddisfazioni. Si pensi ad esempio a quanto è stato ottenuto nella Côte Maconnaise, in Francia. Un territorio anonimo fino a qualche anno fa, schiacciato tra il colosso della Borgogna a nord e il Beaujolais, storicamente legato ai vini nouveau, a sud.

Ebbene, grazie ad una congiuntura economica che ha favorito l’accesso a vini di alta qualità a prezzi più abbordabili dei grandi bianchi della Côte de beane e Côte d’Or; grazie ad un lavoro fatto da tutti gli operatori del settore e dell’indotto enogastronomico; grazie allo sdoganamento di questa parte della Borgogna con un potenziamento dell’accoglienza.

Grazie al supporto di comuni, enti professionali, enti di promozione turistica e agenzie private, oltre all’avvio di progetti di comunicazione digitale integrata che hanno accelerato la conoscenza di queste dolci colline calcaree; oggi chi visita la Borgogna Unesco dei Climats, non può prescindere dall’allungarsi verso le vigne sotto la Roche de Vergisson, oppure le altre vigne appoggiate alle pendici del Massiccio Centrale nel sud est della Saone et Loire. E i numeri sono a doppia cifra ogni anno.

@bernardopasquali