(di Alessandra Piubello) Yinchuan, capitale di Ningxia, ha ospitato la trentaduesima edizione del Concours Mondial de Bruxelles, sessione vini bianchi e rossi. Tappa nei secoli della Via della Seta, la capitale della regione denominata “Bordeaux d’oriente” si stende tra il fiume Giallo e le Montagne di Helan, che si pongono come barriera naturale per l’aria fredda e le tempeste di sabbia provenienti dal deserto dei Gobi. Si erge a millecento metri di altitudine e un tempo era la capitale del potente regno buddhista dei Xia occidentali, fondato nell’XI secolo, mentre oggi è delle città più tranquille e piacevoli da visitare di tutta la Cina, con alcuni siti interessanti nelle vicinanze e un’atmosfera vivace e animata.

Ningxia è una delle regioni vitivinicole più promettenti del “Celeste Impero” e tra le dieci più importanti. Con i suoi 18.000 ettari di vigneti, 72 aziende vinicole, 75 milioni di bottiglie prodotte ogni anno e un valore complessivo di quasi 4 miliardi di euro, Ningxia è diventata una regione di riferimento per il vino cinese. Le varietà rosse più coltivate sono il Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Gernischt, Syrah e Marselan (uno dei vitigni più popolari in Cina, tanto che le aree vitate dedicate sono in continuo aumento).

La regione, ai piedi delle Helan Mountains, gode di ampia radiazione solare (circa tremila ore), di forte escursione termica (circa tredici gradi), di un buon sistema di irrigazione a integrare la piovosità contenuta (200 mm all’anno) e di circa 203 giorni senza gelo. Il gelo è un problema importante per le viti. I cinesi si sono ingegnati per farle sopravvivere: le interrano per proteggerle. La forma di allevamento standard è a guyot a tronco corto (50 cm) e con un’inclinazione di massimo quarantacinque gradi per facilitarne l’interramento (almeno 80 cm) in autunno e poi vengono dissotterrate in primavera, aggiungendo suolo (dai 20 ai 30 cm). I costi incidono per un 35% sulla produzione. Con questo sistema però le viti non durano più di quindici anni circa, ma è l’unico al momento (anche se i cinesi stanno lavorando per trovare delle varietà più resistenti) che consente loro di sopravvivere. I suoli della regione Ningxia sono alluvionali, sabbiosi e ciottolosi nella parte più prossima alle Helan Mountains; nelle zone più basse contengono argilla e in generale sono terreni dal pH alto, con alta salinità.

E’ proprio la regione Ningxia ad aggiudicarsi nel 2011 la prima medaglia d’oro cinese dei Decanter World Wine Awards: Jia Bei Lan 2009 dell’azienda vitivinicola Helan Quingxue. Siamo anche stati a visitare quest’azienda gioiello, fondata nel 2005, che produce 70mila bottiglie su 26 ettari. Accolti da Zhang Jing, enologa e titolare insieme a Rong Jian and Wang Fengyu, abbiamo potuto assaggiare uno chardonnay, un marselan, due cabernet sauvignon in purezza e un blend da cabernet sauvignon e merlot davvero impressivi. A oggi più di 500 vini del Ningxia hanno vinto in concorsi internazionali. La prima denominazione d’origine nata in Cina, nel 2013, “Helan Mountain” è appannaggio del Ningxia.

Il presidente del Concours Mondial de Bruxelles, Baudouin Havaux (nella foto qui sopra) ha visitato molto spesso questa regione, tanto da pubblicare un libro nel 2023, tradotto in quattro lingue intitolato Viaggio tra i vigneti di Ningxia. “Mi auguro – ha affermato Havaux – che in futuro sempre più persone in tutto il mondo possano conoscere e apprezzare i vini della regione”.

Concours Mondial de Bruxelles: così vengono fatte le valutazioni

Oltre alle attestate capacità professionali di degustare alla cieca vini provenienti da vari Paesi, il valutatore deve mettersi ulteriormente alla prova. Il CMB verifica l’attendibilità dei giudici partecipanti attraverso un programma statistico che analizza per ogni degustatore la severità o la generosità, la ripetibilità nella valutazione (lo stesso vino viene presentato più volte accertando che il punteggio dato sia uguale o con un leggerissimo scarto), la coerenza rispetto alla giuria. Ogni assaggiatore deve scrivere i commenti per ciascun vino, oltre ad inserire il punteggio. L’Intelligenza Artificiale è in grado di assorbire le informazioni fornite dai giudici in sette lingue diverse e di produrre un ritratto gusto olfattivo del vino, una ruota degli aromi o un diagramma della struttura del vino. “L’obiettivo – afferma Baudouin Havaux – è aggiungere sempre più valore a una medaglia, dando ai produttori tutta una serie di informazioni come feedback della loro partecipazione al concorso”.

I risultati del Concorso: la rivelazione Ca’ Rugate con Cima Caponiera Riserva 2018

Per tre giorni consecutivi, 375 giudici di 56 nazionalità hanno degustato alla cieca 7.165 vini di 69 Paesi. Tra i grandi protagonisti spicca l’Italia, che ha conquistato 15 Grandi Medaglie d’Oro. Tra le regioni più premiate, la Sicilia si distingue con 5 Grandi Medaglie d’Oro su un totale di 44 medaglie. Seguono la Toscana, con 4 Grandi Medaglie d’Oro su un totale di 77 riconoscimenti complessivi, il Veneto, con 2 Grandi Medaglie d’Oro su 27 totali, la Puglia (1 Grande Medaglia Oro su 48), l’Abruzzo (1 su 20), la Calabria (1 su 11) e il Trentino-Alto Adige (1 su 10). La rivelazione italiana 2025 spetta ad un Amarone della Valpolicella Classica: Cima Caponiera Riserva 2018 di Ca’ Rugate.

Cina, così cambiano i consumi; la crescita del vino bianco

Se sinora il vino rosso ha ampiamente dominato il mercato, la progressiva occidentalizzazione dei consumi sta aprendo spazi per il vino bianco: tradizionalmente i cinesi non amano le bevande fredde, ma nelle zone metropolitane e tra le donne, il gusto più delicato e fruttato è sempre più all’ordine del giorno. «Siamo ancora lontani – ci spiega Emma Gao, titolare di Silver Heights, l’enologa cinese più famosa, (nella foto qui sopra) con una cantina tra le più rispettate e ricercate del Paese – dai livelli di consumo di vino bianco del Giappone, per esempio. In ogni caso, credo che sia un processo naturale: quando un mercato matura, il consumo di vino bianco aumenta».

Anche Hang Li, presidente della Sommelier Academy cinese e responsabile del China Sommelier Culture Research Institute conferma una maggior attrazione verso i vini bianchi: «L’aspetto positivo è che in Cina ci sono sempre più consumatori giovani, pertanto le vendite di vino bianco nel mercato cinese sono aumentate in modo significativo negli ultimi tre anni. I giovani mostrano sempre più interesse per il vino, anche se non sono ancora il gruppo di consumatori principale. Sempre più donne acquistano vino. In genere, quando vanno a mangiare fuori, gli uomini seguono i loro suggerimenti. Aumentano le donne che preferiscono bere vino e goderlo come stile di vita. Inoltre le donne vogliono approfondire le loro conoscenze sul vino, infatti il loro numero è superiore a quello degli uomini nei corsi di formazione sul vino».

«Il mercato globale del vino sta attraversando un momento particolare – afferma Emma Gao – e la Cina non fa eccezione, ma con proporzioni diverse. Qui abbiamo scoperto il vino più tardi rispetto all’Europa o all’America. Pertanto, non fa ancora parte della vita quotidiana delle persone. In tempi di incertezza, quando le persone riducono il superfluo, il vino è uno dei primi prodotti non essenziali a non essere più acquistato».

Le fa eco Hang Li: «Il mercato del vino cinese ha subito cambiamenti significativi negli ultimi anni, soprattutto dopo lo scoppio della pandemia COVID-19. I consumi complessivi sono stati fiacchi e l’economia ha avuto una tendenza al ribasso. Molti importatori hanno iniziato a licenziare il personale e a fallire. E in generale i consumatori sono sempre più attenti ai costi del vino».

La formazione enoica in Cina è molto sentita. Esistono numerosi programmi di formazione sul vino: WSET ha più di 200 centri di insegnamento, ai quali si aggiungono tre diversi corsi nazionali per sommelier, oltre a ulteriori corsi nelle singole regioni vinicole.

Nel Ningxia un grande ruolo per lo sviluppo della viticoltura è stato svolto dai numerosi esperti francesi che hanno aperto la strada anche a numerosi investimenti di cantine europee. «Dopo la mia laurea a Bordeaux e i primi anni affiancata in azienda da enologi francesi – commenta Gao – ho scelto di andare avanti seguendo la nostra voce e il profondo legame con il territorio unico di Ningxia, senza smettere di imparare. Ho deciso dunque di allontanarmi dai consulenti esterni francesi».

Concours Mondial de Bruxelles: la prossima tappa nel 2026 a Erevan, in Armenia

La tradizionale cerimonia del passaggio delle consegne è avvenuta alla presenza delle delegazioni armene e della città di Yinchuan. L’Armenia è un luogo dalla tradizione vinicola millenaria. Con circa 13.000 ettari di vigneti distribuiti in cinque principali regioni – Armavir, Ararat, Aragatsotn, Tavush e Vayots Dzor – il Paese offre paesaggi vitati che si estendono dai 400 ai 1.800 metri di altitudine. A conferma della sua straordinaria ricchezza genetica, l’Armenia conserva oltre 350 varietà di uva autoctona, delle quali 55 sono attualmente utilizzate nella produzione vinicola. La trentatreesima edizione del Concours Mondial de Bruxelles, sessione vini rossi e bianchi, si prospetta con una meta decisamente interessante. Ogni anno uno stato diverso per questo concorso itinerante, che però offre solide radici organizzative e promozionali.