(di Bernardo Pasquali). La perdita di mercato del vino è un fattore ormai conclamato a livello internazionale. La Borgogna ha frenato ma non ha ceduto! Sul mercato estero si è avuto un +5,6% in volume nei primi sette mesi rispetto al 2024. nella Grande Distribuzione Francese l’aumento è stato dello 0,7%. Eppure la Francia non sta vivendo un bel periodo per quanto riguarda la produzione enologica. Ci sono denominazioni che stanno affrontando momenti che, anche la rivista specializzata Bourgogne Aujourd’hui definisce “catastrofici”; parliamo di Bordeaux, Languedoc e Cognac.

Solo per la denominazione del Bordeaux il Governo Francese ha stanziato 160 milioni di euro, suddivisi in 100 milioni per gli indennizzi riguardanti l’espianto di oltre 3000 ettari di vigneto e altri 60 milioni per gli indennizzi per allocazione del surplus ancora invenduto in cantina. Una reazione rabbiosa che ha mitigato in maniera solamente parziale un disastro, per i più, annunciato. Tra le denominazioni che tengono anche se con perdite evidenti soprattutto nel mercato extra francese, sicuramente per la prima volta fa capolino la Champagne. Poi tra le grandi denominazioni la Borgogna, invece, resiste.

Perchè la Borgogna resiste

Questa denominazione negli anni ha sempre tenuto un profilo alto, se vogliamo, elitario che ne ha creato una sorta di immagine mitica. Differentemente da Bordeaux non si è lasciata ammaliare da un aumento sbilanciato di nuove superfici vitate, non ha ceduto all’ingresso smodato di investitori stranieri con poca o nessuna esperienza nel settore; investitori che, soprattutto da est, nell’Appellation Bordeaux, hanno agito semplicemente da vettori commerciali, speculando su una denominazione e un territorio lasciati in secondo piano.

La Borgogna ha sicuramente aperto a investitori, soprattutto americani, ma ha imposto la sua visione e il suo sistema estremamente rigido di classificazione e e valorizzazione dei vini. Il fenomeno del collasso dei prezzi che si è visto in Bordeaux non ha colpito la Borgogna. Anzi, fino allo scorso anno Premiere Cru e Grand Cru hanno continuato ad esprimere valori stabili o in crescita. un dato, quest’ultimo, che avrebbe potuto affondare la denominazione e, invece, ne ha assicurato credibilità e serietà agli occhi di una clientela esigente e consolidata nei decenni.

La Borgogna ha investito sui vigneti d’altura, gli Haute Côtes, dove i Pinot Noir hanno trovato espressioni decisamente contemporanee con grandi valori di acidità e freschezza minerale, oltre ad una sostanziale bevibilità e seducente modernità. Queste zone inoltre hanno permesso l’inserimento di denominazioni con prezzi inferiori rispettando il valore della classificazione territoriale. Pere queste zone quindi nessuna concessione di particelle Premiere Cru o Grand Cru, ma una valorizzazione dovuta essenzialmente legata al valore della Borgogna più genuina e sincera.

L’effetto positivo della Borgogna bianca e spumeggiante

L’avvio del mercato verso prodotti con minore gradazione alcolica, buona aromaticità fruttata e freschezza minerale, hanno dato il via a vitigni minori come ad esempio l’Aligoté, fino ad una decina di anni fa, relegato ai pochi ettari ricadenti sul comune di Bouzeron, ed oggi inserito in molti vini bianchi delle cantine, anche i brand più affermati, sia in purezza che in blend con lo Chardonnay. L’Aligotè ha aumentato il carattere di freschezza dei Cremant e oggi ne troviamo in molteplici tipologie sotto forma di vitigno bianco minore.

L’Aligotè è da sempre stato visto come il prodotto d’ingresso verso le nuove generazioni e, un modo, per conquistare quote di mercato fino ad allora limitate a prodotti solamente di prezzo elevato, soprattutto per i mercati esteri. Un’altra operazione che ha riscosso grande successo è stata quella sicuramente delle bollicine Crèmant. Lo possiamo notare anche in Italia dove questo metodo classico francese ha letteralmente invaso il mercato ed oggi è veramente difficile trovare un’azienda in Borgogna ancora “libera” da inserire come novità in esclusiva.

Il successo della Côte Maconnaise e della Côte Chalonnaise

Un altro fattore che ha segnato positivamente la tenuta del mercato del vino di Borgogna è senza dubbio il grande successo dei vini del Maconnaise a base Chardonnay con elevazioni anche a Premiere Cru, con prezzi molto più accessibili rispetto ai grandi Meursault, Montrachet o Corton Charlemagne più a Nord. Anche in questo caso il Maconnaise è entrato di prepotenza sui listini dei più importanti importatori mondiali per la qualità dei vini, sottoposti comunque a rigidi disciplinari e zonazioni secolari.

Infine la Côte Chalonnaise, da sempre considerata la “serie” della Borgogna e invece oggi grande rivelazione di piccoli e virtuosi vignerons. Anche in questo caso nessuna concessione a Grand Cru e consolidamento di alcuni Premiere Cru senza inutili estensioni della classificazione. Pinot Noir, Chardonnay e Aligotè che stanno conquistando il mondo dei giovani appassionati in quanto rivelano prodotti meno impegnativi economicamente, accessibili quindi anche a coloro che si avvicinano per la prima volta a questa storica denominazione. Inoltre i vini sono interpretati secondo canoni enologici più contemporanei dove le fermentazioni in acciaio si affermano e i legni grandi iniziano a fare il loro sopravvento.

L’innesto di queste variabili positive dell’ultimo decennio, in un sistema chiuso ed estremamente codificato come quello della Borgogna, ha fatto si che venisse mantenuto un certo rigore sulla variabilità dei prezzi e sulle quantità prodotte. Solo nell’ultimo anno si comincia a vedere qualche crepa sul calo di prezzi di alcune denominazioni anche della Côte de Beaune e della Côte d’Or.

Ma si tratta perlopiù di vini a denominazione Regionale oppure Village. Premiere Cru e Grand Cru mantengono il loro valore e non perdono prestigio. Tutto ciò dipenderà anche dal fattore climatico che sta scombussolando la variabilità seriale dei millesimi, soprattutto negli ultimi anni. L’annata 2025 ne è un esempio e viene per questo definita “degli eccessi”. Fenomeni questi sempre più probabili che potranno incrinare la qualità sistematica di questa denominazione. E questa è la nuova sfida dei Vignerons de Bourgogne.

@bernardopasquali