Il 31 gennaio e il 1° febbraio, Amarone Opera Prima 2026, presso le Gallerie Mercatali di Veronafiere, diventerà il punto di incontro tra produttori, operatori, stampa e appassionati, con 67 aziende del Consorzio pronte a raccontare il proprio lavoro e la visione di una denominazione in continuo movimento. La manifestazione porta in scena l’annata 2021 dell’Amarone e, insieme ad essa, una riflessione più ampia sull’identità della Valpolicella e sul ruolo del vino come linguaggio culturale.

Quella che va in scena è la 22ª edizione di un evento che negli anni ha smesso di essere soltanto un’anteprima tecnica per trasformarsi in un osservatorio sul presente e sul futuro del vino italiano. Non a caso, il ritorno a Verona assume un valore simbolico: dopo un’intensa attività promozionale internazionale, la Valpolicella sceglie di ripartire dal proprio territorio per ridefinire priorità, obiettivi e strumenti di crescita.

Una denominazione che evolve

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è la capacità di evolvere senza perdere coerenza. Un tema che trova piena espressione nella masterclass inaugurale affidata a JC Viens, chiamato a rileggere la Valpolicella come uno dei casi più avanzati in Europa di reinvenzione regionale. L’attenzione si sposta così dal solo appassimento a un racconto più ampio, fatto di pratiche agricole, identità artigianale, adattamento ai cambiamenti e visione a lungo termine. Un approccio che restituisce complessità a un territorio spesso semplificato, ma oggi sempre più consapevole del proprio potenziale.

Amarone Opera Prima: dalla cucina alle Olimpiadi

Il momento istituzionale della manifestazione arriva il 31 gennaio, con la presentazione ufficiale del millesimo e un confronto che mette in dialogo mondi solo apparentemente lontani: vino, alta cucina e sport. In un’Italia che si prepara alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 e che ha appena visto riconosciuta la Cucina Italiana come patrimonio culturale immateriale, l’Amarone diventa simbolo di un racconto unitario, capace di esprimere valori comuni come eccellenza, disciplina, territorio e identità. Il talk riunisce voci autorevoli provenienti da ambiti diversi, ma accomunate da una visione internazionale dell’Italia, dall’editoria gastronomica allo sport olimpico, fino alla cucina d’autore. Un dialogo che rafforza l’idea del vino come ambasciatore culturale, non solo come prodotto, ma come esperienza e narrazione

Il vino al centro della manifestazione

Accanto ai contenuti culturali e strategici, resta centrale l’esperienza nel calice. I banchi di degustazione permettono di esplorare l’annata 2021 attraverso le interpretazioni dei produttori, offrendo uno sguardo concreto sulla diversità stilistica e sull’evoluzione dell’Amarone. L’apertura progressiva a stampa, operatori e appassionati sottolinea la vocazione inclusiva dell’evento, che si chiude con un momento conviviale pensato per celebrare il vino come occasione di incontro.

Amarone Opera Prima apre un periodo particolarmente intenso per Verona, che nei mesi successivi ospiterà altri appuntamenti chiave del mondo agricolo ed enologico, confermandosi crocevia strategico del sistema vino italiano. In questo contesto, l’Amarone non è solo il protagonista di un’anteprima, ma il simbolo di una denominazione che sceglie di interrogarsi, evolvere e raccontarsi con strumenti nuovi.